DIPARTIMENTO JAZZ 

Perché inserire un percorso di formazione alla musica jazz anche alla Lizard? In primo luogo, perché la filosofia Lizard è quella di formare professionisti della musica che si muovono nei diversi ambienti e nelle diverse modalità in cui essa si declina. E fra queste il jazz non solo non può mancare, ma ne costituisce una parte fondamentale. In secondo luogo perché, personalmente, come pianista concertista e compositore jazzy, mi rendo sempre più conto del fatto che alla radice della musica pop contemporanea, nella molteplicità delle forme che oggi essa presenta, c’è sempre stato il jazz, in tutta la sua complessità e semplicità e in tutte le modalità in cui si è declinato e che ne costituiscono la storia: dal blues al dixieland, dallo swing al bebop, dall’hard-bop al free jazz. E così via, giusto per citare alcuni tratti del modo in cui si è mostrato negli anni.


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Imparare a suonare il jazz significa imparare a cogliere il flusso vitale dell'esperienza musicale, il farsi armonico di un'emozione che diventa idea musicale: significa sapere tradurre in immagini sonore l'avvicendarsi delle nostre emozioni, dei nostri pensieri, dei nostri sogni. Ogni esecuzione jazz diventa composizione che si rinnova sempre. L'elevata conoscenza e competenza tecnica necessaria, così come la profonda conoscenza armonica e teorica che il jazz richiede, la duttilità e flessibilità mentale che consente a musicista che ha fatto questo tipo di percorso formativo, di fare della versatilità musicale il proprio punto di forza, diventa anche un modo con il quale si affronta la difficoltà di "ogni" genere musicale. La tecnica dell'improvvisazione, la caratteristica principale per cui il jazz è conosciuto, consente ad ogni tipo di musicista, qualunque sia il tipo di strumento che suona e qualunque sia il genere al quale si sente più vicino, di cogliere, nel corso del tempo, i tratti salienti di ciò che con la musica si vuole esprimere. Non casualmente, posso dire di conoscere molti jazzisti che suonano anche musica pop; e le loro esecuzioni musicali sono eccellenti. Ma anche di conoscere assai meno musicisti pop che riescono ad entrare nel mondo del jazz e ad eseguire, con la stessa eccellenza, brani del repertorio jazzistico. Non si tratta di alterigia, badate. E' che chi suona il jazz ha a che fare con le radici della musica moderna. E impara a capire come si sono intrecciate queste radici nel più ampio campo musicale.
Primo obiettivo del dipartimento del quale sono coordinatore è quello di costruire una comunità musicale, fatta dagli eccellenti insegnanti, dai sicuramente talentuosi allievi e - soggetto di cui dimentichiamo l'esistenza, ma fondamentale soprattutto nel jazz - da chi ascolterà le esecuzioni musicali: il pubblico, un attore altrettanto protagonista nella musica jazz. E protagonista perché il ritardare l'attimo di esecuzione di una nota - altra caratteristica, insieme all'improvvisazione, che connota il jazz - costituisce una delle aspettative di chi ascolta: senza un pubblico educato a riconoscerle, le note mancanti o in ritardo non potrebbero esistere neanche nella mente di chi suona. E questo avviene solo nella comunità jazz.
Secondo obiettivo è quello di fare di una comunità così composta, una "comunità di pratiche", come si suole dire oggi: una comunità che si scambia competenze, che apprende "insieme" e che fa del "suonare insieme" un momento di formazione dello spirito oltre che di apprendimento tecnico. Nel jazz è fondamentale, infatti, l'interplay, la capacità di sapere leggere e comprendere le parole e i discorsi musicali che chi suona con noi vuole condividere. Sapere interagire musicalmente con l'altro che ci sta accanto: questo fa dell'esperienza jazzistica del "suonare insieme" un'esperienza che solo in questo caso diventa formativa.
Terzo obiettivo, che mi coinvolge altrettanto direttamente sia come coordinatore, sia come insegnante, è quello di fare appassionare lo studente attraverso l'esplorazione artistica che caratterizza tutto l'universo musicale jazzistico. Nel jazz si esplora durante la lettura e durante l'esecuzione di un brano; e si esplora liberandosi da ogni convenzione musicale, rompendo o superando i confini di quelle convenzioni musicali, attraverso la manipolazione armonica e melodica che consente di giungere alla composizione.

Paolo Passalacqua

Docente di Pianoforte e coordinatore del dipartimento Jazz:

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